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ARTEFATTO_zoom fino al 30 settembre!


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SAREMO artisticamente PUNTUALI!

#è solo dopo aver posato le mani che si posa lo sguardo
a cura di MASSIMO PREMUDA > DoubleRoom, via Canova, 9


La mostra, il cui titolo prende spunto da una citazione dell'artista Giuseppe Penone, analizza l'approccio tattile e sonoro dei due giovani autori al tema di un'esplorazione intima dello spazio, visto come un mondo da conoscere attraverso i sensi, in particolare il tatto, e che prende origine dal loro comune interesse per il linguaggio Braille e le diverse forme di comunicazione non verbale o visiva, ma tattile e sonora.

MARCELLA BASSO presenta un'articolata installazione tattile in cui il pubblico è invitato a toccare le opere facendo l'esperienza diretta dei diversi tessuti, stoffe e texture che compongono il lavoro cucito a mano dall'artista. L'opera aspetta solo il contributo performativo del fruitore per far riflettere sulle relazioni e il loro tempo. Pensato per esser usato in due, tre, o più, vuole rappresentare uno spazio: quello per fermarsi, prendersi del tempo assieme, riflettere e ripartire, in una dimensione dell'intimo che dell'incontro e lo scambio fa il suo punto di partenza e arrivo.
ALESSIO MAZZARO invece invita il pubblico ad esplorare acusticamente le superfici e gli spazi che lo circondano abitualmente, instillandogli la curiosità di scoprire il suono prodotto da una superficie o un oggetto, conoscendo così un nuovo ambiente e le sue superfici, non attraverso lo sguardo, ma il suono e l'ascolto. La performance di Alessio, restituita in forma di installazione audio-visiva, spinge il visitatore a scoprire gli elementi dell'installazione e ricollegarli assieme man mano che si avanza nello spazio della galleria, come all'interno di una rete di relazioni con pezzi mancanti di un puzzle. Del suo progetto e modus operandi, Alessio dichiara che: "Porto avanti da tempo un progetto mai concluso - il suo primo vecchissimo nome è "appunti per il mio mondo"- ma molto personale, sul mio rapporto con le superfici, un rapporto percussivo-sonoro. Da sempre prendo contatto con le superfici degli spazi e degli oggetti che ho attorno attraverso la percussione per indagarli "acusticamente", come se mi interessassero più per il loro suono che non per il loro aspetto. Ho una passione per le superfici metalliche, le porte cigolanti, tavoli e sedie che trascinate provocano un vibrato particolare. Questa dimensione a volte "maniacale" del toccare e percuotere è probabilmente la mia parte più intima e antica".
In estrema sintesi, attraverso il tatto ci consegniamo a un oggetto.


#Intimateness
a cura di ELENA CANTORI > EContemporary, Via Crispi, 28



La mostra dell'artista e psicoterapeuta slovena ANA MROVLJE è un esperimento percettivo che permette di vivere momenti fugaci di auto-rivelazione di nuove prospettive sulla stratificazione della personalità dell'essere umano: frammenti della nostra ampia e complessa personalità incapsulata in un calco.
Le maschere di Ana mettono a nudo l'individuo evidenziando tutti gli strati artificiali dei volti delle persone comuni che hanno contribuito alla creazione dell'installazione, dando non solo a loro, ma anche al pubblico neutro spettatore, un'occasione unica per riflettere sulla concezione del sé visibile e su chi sono veramente le persone sotto gli strati dei loro consapevoli comportamenti.
Il susseguirsi dei calchi bianchi dei 54 volti permette di scoprire paradossalmente il vero io delle persone, un insieme di gusci la cui impronta parla di vita vissuta in un dialogo muto, intimo e profondo.
La questione essenziale che l'artista vuole far emergere è se i calchi ritraggono dei volti spogliati da qualsiasi mascheramento o se appaiono solo come semplici maschere mute.

Saranno le percussioni di DENIS ZUPINa interpretare musicalmente l'opening nella galleria EContemporary. Classe 1992 e un già densissimo e riconosciuto curriculum di concerti.


#in fondo in fondo
a cura di FEDERICA LUSER > trart, Viale XX Settembre, 33


L’Io questo sconosciuto! La ricerca del sé attraverso mascheramenti, trasfigurazioni, ricomposizione della memoria di ciò che è stato. Sono questi i motivi che muovono le artiste Daniela Seo, Maria Rosaria Cozza e Iva Lulashi nella loro ricerca artistica.
Il mezzo usato, seppur con accezioni differenti, è la fotografia. Se IVA LULASHI parte da essa recuperando vecchie immagini del passato del proprio paese, l’Albania, per intervenire con il gesto pittorico, spesso sfocato a testimoniare la distorsione della percezione della storia e quindi della propria memoria, DANIELA SEO usa il mezzo fotografico proponendo autoritratti che vogliono raccontare attraverso il mascheramento della figura, ciò che di più profondo c’è in lei. Quasi un conflitto tra realtà e apparenza che in questo caso si sovrappongono e mescolano.
Diversamente MARIA ROSARIA COZZA usa lo scanner come macchina fotografica riprendendo parti di sé e operando una frammentazione del proprio corpo per mostrarne le infinite sfaccettature, indice di un’identità mutante.
In fondo in fondo …

La ricerca di AMBRA DRIUS esplora sonorità raffinate che interpreta con una voce pulita e potente accompagnata dalla sua chitarra...una "one woman show" tutta da ascoltare.


#tracce

a cura di MASSIMiLIANO SCHIOZZI > ZimmerFrei, via Torrebianca, 10

Tracce è il titolo della mostra allestita da ZimmerFrei nell’ambito della mostra Artefatto_Zoom. AURORA PAOLILLO e LUCIA PIZZINATO sono le due giovani artiste selezionate da Cizerouno per questa doppia personale. Opere molto diverse tra loro messe in relazione da ZimmerFrei per far emergere alcune linee guida che accomuna il lavoro di Paolillo e Pizzinato: una rinnovata attenzione per la percezione, per la visione – più o meno ravvicinata – per la "catalogazione" e la memoria, l'ambizione di "fermare quel momento". Aurora Paolillo dice di concentrarsi «principalmente nel dare una forma a tutti quei legami che non vediamo, ma che esistono. Per esempio quei legami empatici che si creano con noi e con alcune persone, luoghi e oggetti e che riescono – forse – a dare un senso alla nostra esistenza. Legami duraturi o di passaggio, ma che compongono inevitabilmente la nostra vita». E così le sue preziose resine che racchiudono, fermano e fissano per sempre momenti di nature e paesaggi, ricordi e luoghi «archeologie invariate che raccontano brevi racconti» sono messe a confronto con Herbarium l'installazione di Lucia Pizzinato composta da 25 stampe fotografiche. Il lavoro di Pizzinato, realizzato nel 2013 nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, è stato concepito come un "classico" erbario: una catalogazione delle specie botaniche presenti sul territorio. Ma Pizzinato non compie tutte le azioni che un erbario prevede: "mette in pagina" fiori e piante, le riconosce e cataloga, ma non le toglie dal loro ambiente, lascia la pianta viva. Il suo erbario non è più astratto e decontestualizzato, ma con perizia e talento, allarga il campo visivo delle sue fotografie al paesaggio in un continuo gioco tra primo piano e sfondo, tra pianta e ambiente circostante, ponendo l'attenzione su un nuovo modo di raccontare la natura.



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