News

ALTERNATI 2016 > UN PROGETTO BELLO BELLO!!!! PETRARCA A TUTTO TONDO

ECCO UN REPORT FOTOGRAFICO DELLA BELLISSIMA ESPERIENZA DI ALTERNANZA SCUOLA/LAVORO nata nell'ambito del Polo Giovani sul progetto ARTEFATTO e ARTEFATTO ZOOM!!!!

BELLE COSE!

Le "FIABE PER ADULTI" in DOUBLEROOM raccontate dal curatore MASSIMO PREMUDA e dagli artefattisti SILVIA SANNA e MARCO SGARBOSSA

interviews by Caterina Cesario e Guido Cimino


Zoom >>> CI PUOI SPIEGARE COS'È E COM'È NATA DOUBLEROOM?
Massimo >>> Questo spazio è una palestra, dove ci interessa fare sperimentazione e innovazione. A Trieste di posti così ce ne sono veramente pochi. Cerchiamo di proporre percorsi nuovi e giovani artisti, con particolare attenzione alla video art e le performance.
Zoom >>> PASSIAMO A QUESTA MOSTRA, ILLUSTRACI IL TEMA “FIABE PER ADULTI”.
Massimo >>> Con i protagonisti umani della fiaba possiamo identificarci, trovare riscontro a diversi aspetti della nostra personalità. La fiaba è in un certo senso la trasposizione letteraria dei riti di iniziazione ed in questa mostra trattiamo il passaggio dalla fanciulezza all'età adulta. I due artisti sono giovanissimi (26 anni Marco Sgarbossa, 30 anni Silvia Sanna, ndr) ed i loro lavori si incentrano proprio su questa fase di passaggio, spesso problematica o addirittura traumatica.
Nel caso di Silvia, che da sempre porta avanti il suo progetto artistico focalizzandosi in particolare sull'autoritratto, la protagonista è una casalinga contemporanea, i suoi dialoghi muti con gli oggetti, come l'aspirapolvere, il ferro da stiro....ed è particolarmente interessante la forma ironica ed autoironica con cui l'artista si esprime.
Il lavoro di Marco è molto diverso; a differenza di Silvia che si occupa di critica sociale, lui ci parla di attualità, in un modo molto particolare, mettendo sullo sfondo delle sue opere i centrini della nonna, ed in primo piano gli oggetti dell'infanzia, giocattoli e dolciumi assemblati però in modo da costituire delle macchine di morte.
Zoom >>> ADESSO UN DOMANDA PERSONALE. RICORDI UN EPISODIO SIGNIFICATIVO CHE HA SEGNATO IL TUO PASSAGGIO DALLA FANCIULLEZZA ALL'ETA' ADULTA?
Massimo >>> I miei genitori sono entrambi insegnanti e da sempre avevano previsto per me il raggiungimento di una laurea. Il giorno della laurea ricordo che è finito il mio status di figlio, perchè i miei genitori non avevano più idea di cosa avrei dovuto fare da quel punto in poi.
Zoom >>> QUAL E' STATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?
Massimo >>> Avevo visto una grandissima mostra a Venezia all'Arsenale circa vent'anni fa e possiamo dire che quella grandiosa mostra, insieme alla Biennale che frequentavo ai tempi dei liceo, pur senza capirci un granchè, sono state l'inizio di una grande passione.


__________________________________

Zoom >>> PARTENDO DA ARTEFATTO IT'S ME, CI PUOI RACCONTARE COM'È NATA QUESTA TUA PARTICOLARE INTERPRETAZIONE DEL TEMA?
Silvia >>> Io ho sempre lavorato su di me per darmi delle risposte, ma anche per porre delle domande. La foto con la quale ho partecipato ad Artefatto It's me rappresentava due persone, io e mio marito, per me è stato naturale proporla come opera rappresentativa del tema It's me.
Zoom >>> NEI TUOI PROGETTI IL SOGGETTO PRINCIPALE E' IL CORPO, PERCHE' QUESTA PARTICOLARE SCELTA?
Silvia >>> Perchè ritengo che il corpo sia una forma di linguaggio molto più potente della parola.
Zoom >>> COME MAI UTILIZZI LA FOTOGRAFIA COME MEZZO DI ESPRESSIONE?
Silvia >>> Perchè lo considero il mezzo di espressione più immediato. All' Accademia ho studiato decorazione e fotografia e il tema della mia tesi di laurea è stato proprio l'autoritratto femminile.
Zoom >>> QUAL E' STATO PER TE IL PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?
Silvia >>> Un primo approccio vero e proprio non c'è stato, da piccola ero molto scatenata e l'unico modo per farmi stare calma era darmi un foglio e un po' di matite colorate. Poi è arrivata la prima macchina fotografica che però non era dei miei genitori ma di mio zio, che la portava sempre con sè. Io gliela prendevo e scattavo in continuazione, ma senza rullino! A posteriori ho capito che avevo paura di dimenticare, avevo paura di crescere e dimenticare. Quindi per me la fotografia era l'unico modo che avevo per immortalare; mi hanno regalato un'usa e getta con cui fotografavo tutto, alla fine perdendomi gli attimi e la vita in sé per poterla immortalare. Ora mi ritrovo con scatoloni interi di foto di qualsiasi cosa, possiamo dire che è cominciata così, poi ho iniziato a capire cos'era la fotografia: non un mero mezzo per il ricordo, ma un mezzo con cui dialogare.
Zoom >>> COM'E' STATO IL RAPPORTO CON MASSIMO PREMUDA: FACILE O DIFFICILE?
Silvia >>> Con Massimo il rapporto è stato molto semplice perchè è una persona estremamente disponibile, mi sono trovata veramente bene e sono molto contenta.

__________________________________

Zoom >>> COM'E' NATA LA TUA INTERPRETAZIONE DI IT'S ME?
Marco >>> Dopo essermi dedicato all'opera che vedete qui esposta volevo passare a un'arte un po' più concettuale. Dopo mesi e mesi di riflessione non avevo ancora prodotto nulla, ma alla fine mi sono reso conto che stavo cercando proprio FART, ossia il rifiuto del pensiero e dell'idea, quindi è stata in qualche modo anche un presa in giro, una mia presa in giro.
Zoom >>> ABBIAMO SAPUTO CHE HAI STUDIATO IN AMERICA E HAI VISSUTO A LONDRA, PUOI SPIEGARCI QUALI SONO STATE LE DIFFERENZE TRA IL MONDO DELL'ARTE ITALIANO E QUELLO STRANIERO CON CUI SEI ENTRATO IN CONTATTO?
Marco >>> Non sono un esperto, ma parlando per impressioni ti dirò che l'ambiente londinese è molto simile a quello italiano. Negli Stati Uniti invece non importa chi sei o da dove vieni, loro ti “raccolgono” perchè se vedono la possibilità di fare soldi non fanno alcuna discrminazione.
Zoom >>> QUAL E' STATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?
Marco >>> Ho sempre viaggiato molto con i miei genitori, tra musei, mostre e opere d'arte contemporanea, ed ho sempre disegnato tantissimo fin da bambino.
Zoom >>> QUAL E' L'OPERA CHE PIU' TI HA COLPITO QUANDO PENSI ALLE PRIME MOSTRE CHE HAI VISITATO?
Marco >>> Sicuramente quella che mi ha colpito di più non è stata la prima che ho visto, ma sono molto legato a Cattelan e alla particolare ironia di questo artista.
Zoom >>> COSA TI HA DATO ARTEFATTO E COS'E' STATO PER TE?
Marco >>> E' stato un evento genuino ed è forse l'unica esperienza del genere che veramente mi è servita. In Italia è molto difficile trovare eventi simili, che ti permettono di crescere anche dopo l'esposizione.
Zoom >>> COME TI SEI TROVATO CON MASSIMO PREMUDA?
Marco >>> E' una persona squisita, diretto e semplice, decisamente professionale e mi sono trovato benissimo.

------------------------------------------------------------

"1906" e "I'VE FALLEN FROM GRACE": interviste al curatore MASSIMILIANO SCHIOZZI di Cizerouno e l'artista vicentino FABIO RANZOLIN

interviews by Caterina Cesario e Guido Cimino

Zoom >>> COME E' STATO E COME SI E' SVILUPPATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?

Fabio >>> Sicuramente ero piccolo, forse me lo ha rivelato mia madre percbé il mio animale preferito è sempre stato il pavone maschio. Sono rimasto affascinato dalla sua coda, dai suoi colori e dai suoi rituali di accoppiamento. Ho iniziato a disegnare questo animale ma anche tutti gli uccelli con le loro sfumature. Credo che sia partito da lì il mio amore per l'arte perché mano a mano prendi confidenza e migliori, acquisisci consapevolezza dei propri mezzi ed inizi ad appasionarti. L'arte contemporanea l'ho conosciuta finito il Liceo sono entrato in questo mondo iscrivendomi all'accademia di Belle Arti. Da lì ti si apre un mondo.

Zoom >>> ABBIAMO NOTATO CHE MOLTO SPESSO CREI OPERE AUTOBIOGRAFICHE E COINVOLGI IL PUBBLICO IN PRIMA PERSONA. NELLO SPECIFICO, CON QUEST'OPERA COSA VUOI TRASMETTERE?

Fabio >>> La mia opera non è la più coinvolgente che ho creato. Questa nasce da esigenze diverse. L'opera "1906" vuole evidenziare la fragilità. Il cubo di ghiaccio genera una tensione, così come la precarietà e l'inevitabile caduta del calici posti sul ghiaccio destinato allo scioglimento. Il piedistallo alto e stretto enfatizza questo momento.Parto da elementi autobiografici e raggiungo i fruitori in modo più empatico possibile.

Zoom >>>QUALI ASPETTI DELLA TUA VITA VUOI METTERE IN EVIDENZA NELLA TUE OPERE?
Fabio >>> A me interessano quei momenti quotidiani a cui non dai molta attenzione perchè sono quelli più belli visto che dentro di essi c'è un'autenticità sensibile oppure anche aspetti traumatici. Credo che mettersi a nudo fa entrare gli altri nel tuo mondo ma anche fa scoprire il proprio. Si creano dei parallelismi. La mostra curata insieme a Schiozzi è centrata su mia nonna. Ci sono i suoi pensieri e le sue frasi. Non è importante ciò che dice ma il momento in cui è stato detto.
Zoom >>> COME VUOI COINVOLGERE IL PUBBLICO NELLE TUE OPERE?
Fabio >>> In realtà io faccio ... non impongo il mio pensiero. Voglio dare libertà di interpretazione. I miei sono concettuali e non sempre di facile interpretazione. Io corro il rischio di non essere compreso.
Zoom >>> COSA TI HA DATO ARTEFATTO?
Fabio >>> Mi ha dato la grande occasione di poter esporre in una gallerie. Questa è la mia prima personale.

__________________________________

Zoom >>> COS'È CIZEROUNO? CHE OBIETTIVI SI PONE?
Massimiliano >>> Cizerouno è un'associazione culturale nata nel 2001 con l'obiettivo di promuovere le culture contemporanee in ogni loro forma, con una particolare attenzione alla storia della città e del suo contesto territoriale.
Zoom >>> PARLIAMO DI ARTEFATTO ZOOM, CI SPIEGHI IL TEMA CHE AVETE SCELTO PER QUESTO EVENTO?
Massimiliano >>> Durante la lettura del portfolio abbiamo scoperto la particolare attenzione di Fabio Ranzolin per il tema della memoria, tema a cui Cizerouno è particolarmente interessato. Un altro motivo per cui abbiamo scelto Fabio è stata la sua predilezione per lo strumento dell'installazione, un modo di andare oltre la mostra pura e semplice. Il tema viene affrontato attraverso una riflessione sull'Alzheimer, patologia conosciuta dall'autore nell' accudimento della nonna, da cui è partita un'ampia riflessione sul tema della memoria e sul tempo che passa. Ecco quindi come è nata questa collaborazione che ci ha portato a stabilire come luogo dell'installazione l'atrio dell'ITIS. Il titolo dell' installazione è “1906”, ossia l'anno in cui per la prima volta è è stato diagnosticato un caso di Alzheimer.
Zoom >>> COME È STATO IL RAPPORTO CON FABIO?
Massimiliano >>> Come con tutti i giovani: difficoltoso! (ride ndr). Scherzi a parte, Fabio è molto ambizioso e perfezionista, ci siamo attentamente confrontati su tutti i dettagli sia dell'installazione all' ITIS che della mostra in via Torrebianca. Per esempio, non è stato possibile porre opere sul pavimento di legno antico di Zimmer Frei e sono state utilizzate soltanto le pareti della stanza. Una stanza che si è voluta raffigurare come l'antica stanza da letto dei padroni di casa, qui svuotata dalla loro presenza fisica, ma contenente ancora alcuni ricordi.
Zoom >>> QUAL È STATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?
Massimiliano >>> Mio padre è un appassionato d'arte quindi fin da piccolo sono stato a contatto con questo mondo. La prima forma d'arte alla quale mi sono avvicinato è stato il fumetto, una della passioni che mio padre mi ha trasmesso.
Zoom >>> QUANDO ERI GIOVANE, HAI AVUTO L'OCCASIONE DI ESPORRE LE TUE OPERE?
Massimiliano >>> In effetti non mi è mai interessato, ho sempre preferito coordinare il lavoro degli altri e mettere insieme progetti.

________________________________________


ART CROSSING nello spazio d'arte EContemporary di ELENA CANTORI mette in primo piano le opere di CARLA MOVIA e ALICE PALTRINIERI.
interviews by Raffaele Ficiur, Samuel D'Alessandro, Guido Cimino, Caterina Cesario e Thomas Bonano.

Zoom >>> DOPO AVER LETTO LE INFORMAZIONI CHE HA RESO DISPONIBILI NEL SUO SITO, CI SONO SORTE DELLE DOMANDE, DUE IN PARTICOLARE, OVVERO: COM'è NATA L'IDEA DI EContemporary E COME MAI E COME MAI HA SCELTO VIA CRISPI COME SEDE DELLA GALLERIA?

Elena >>> Ho fatto per tanti anni la curatrice freelance,dopo vari anni trascorsi a collaborare con un cospicuo numero di artisti ho deciso di mettermi in gioco ed aprire una galleria d'arte. Per scegliere lo spazio ideale bisogna valutare diversi parametri, io sono partita dal fatto che non volevo un “cubo bianco”, bensì un luogo accogliente dove i visitatori si sentissero a proprio agio, un luogo con qualcosa di più vivo e quindi ho cominciato a cercare sia in Italia che all'estero quella che avrebbe potuto diventare la giusta location. Già da tempo, abitando qui vicino, mi ritrovavo a passare davanti a questa sala e quindi la conoscevo già piuttosto bene; l'idea iniziale però era di andare verso la zona “urban”, dove la maggior parte dei turisti spende il proprio tempo, tuttavia devo ammettere che i costi erano veramente esorbitanti (ride ndr). E così un giorno, dopo aver visto l'ennesimo spazio dove chiedevano cifre pazzesche, decisi di informarmi sul costo di questa sala. Quando l'ho vista me ne sono innamorata, qui c'è questa spazialità versatile e trovo che questo sia uno spazio molto interessante e ricco di particolare energia, perché riesce a creare una commistione tra le opere, la perfetta fusione tra l'arte ed il luogo.

Zoom >>> QUAL E' STATO IL SUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?

Elena >>> Sono sempre stata appassionata di arte contemporanea e per molti anni mi sono occupata di pubbliche relazioni finchè, una decina di anni fa, ho avuto la possibilità di promuovere in regione un'artista, che studiava arte a Brescia, e così è nato questo percorso.

Zoom >>> LEI HA DETTO APPUNTO CHE HA LAVORATO CON ARTISTI PROVENIENTI DA ALTRE PARTI D'ITALIA; HA RISCONTRATO DIFFERENZE NELL'APPROCCIO ALL'ARTE E NELLO STILE UTILIZZATO DA ESSI?

Elena >>> Ho lavorato a livello nazionale, con artisti affermati, esponendo opere di un certo valore e significato, a Trieste attualmente di artisti contemporanei ce ne sono pochi.

Zoom >>> COSA HA GUIDATO LE SUE SCELTE DEGLI ARTISTI ALLA MOSTRA ARTEFATTO_IT'SME?

Elena >>> La scelta è molto personale. La cosa più importante per me è l'emozione che mi trasmettono. Gli artisti li scelgo in maniera spesso istintuale, col cuore... L'arte è questa, ti deve emozionare.

---------------------------------------------

Zoom >>> ABBIAMO SCOPERTO CHE HAI STUDIATO GIOIELLERIA CONTEMPORANEA, PERCHÉ QUESTA SCELTA?
Carla >>> L'ho scoperta un po' per caso, perché volevo fare gioielli ed ho trovato a Firenze una scuola di gioielleria contemporanea, alla quale mi sono iscritta.
Zoom >>> QUAL È STATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?
Carla >>> Il primo giorno in questa scuola ho partecipato ad un workshop organizzato da un professore molto coinvolgente che mi ha colpito ed appassionato molto.
Zoom >>> COSA HAI VOLUTO COMUNICARE CON LA TUA OPERA PER ARTEFATTO #IT'S ME?
Carla >>> L'opera era sicuramente distante da ciò che generalmente si intende per gioiello, ma credo che svolgendosi l'esposizione a Trieste, fosse più facilmente comprensibile dal pubblico cittadino, essendo la sua realizzazione legata anche al tema della Bora.
Zoom >>> COSA PENSI DEL TEMA DI QUESTA ESPOSIZIONE DA E CONTEMPORARY?
Carla >>> Sono molto contenta di essere stata scelta con Alice perchè credo che abbiamo un linguaggio simile, anche se utilizziamo diverse forme d'arte.

________________________________

Zoom >>> COSA PENSI DI QUESTA ESPOSIZIONE E DEL TEMA “ART CROSSING”?
Alice >>> Anche io sono molto contenta di questa esposizione e di aver lavorato con Elena (Cantori, ndr). Speriamo che la mostra piaccia e che porti il messaggio che volevamo comunicare con i nostri lavori.
Zoom >>> TU HAI STUDIATO SCENOGRAFIA, PERCHÈ?
Alice >>> Mio padre è arredatore nel cinema, dunque il mio interesse è nato un po' per quello. La scenografia per me è riempire lo spazio, che è un po' quello che cerco di fare ora con i miei lavori.
Zoom >>> QUAL È STATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?
Alice >>> Finito il liceo ho cominciato a fare da assistente ad un pittore romano e da lì ho capito che era ciò che volevo fare nella mia vita.
Zoom >>> TU SEI INTERESSATA A LUOGHI ABBANDONATI E TI CONCENTRI SUL TEMA DELLA PROGRESSIVA PERDITA DI LIBERTÀ, COME SI COLLEGANO QUESTI DUE TEMI?
Alice >>> Ho iniziato visitando fisicamente i luoghi abbandonati, attratta dalla loro estetica e dal loro passato. I temi della distruzione e ricostruzione sono presenti anche in questa mostra. La mia opera ad Artefatto #IT'SME sottolinea la perdita di libertà nella società attuale: viviamo infatti in restrizioni nate da convenzioni che ci ingabbiano e, forse, l'arte serve proprio per liberarci da questa gabbia e per aiutarci a essere noi stessi a pieno.

___________________________________

TRIS DI ARTISTE PRESENTATE DA TRART CON IL TITOLO "FAVOLE, FORME E FIGURE". INTERVISTE ALLA CURATRICE FEDERICA LUSER E A MARUSA STIBELJ, VALENTINA VALLORANI E CHRISTINE RUNGGALDIER.

Zoom >>> QUAL E' STATO IL TUO PRIMO APPROCCIO ALL'ARTE?

Maruša >>> Non riesco a ricordare un momento preciso, l'arte mi accompagna da sempre: infatti ho un ricordo di me ,alla scuola materna, che disegnavo dei cavalli, già allora disegnavo in ogni momento libero. Penso che questa sia la forma espressiva con cui riesco ad esprimere al meglio la vera me stessa.

Zoom >>> QUANDO, COME E PERCHé HAI ADERITO ALL'UNIONE DEGLI ARTISTI SLOVENI?

Maruša >>> Questo desiderio, quasi un sogno, lo avevo nel cuore da tempo... Questo è il luogo dove si riuniscono i maggiori esponenti dell'arte slovena e, tre anni fa, un artista di Kranj, Nejc Slapac, dopo aver visto una mia mostra mi ha introdotto nell'Unione. Qui gli artisti si conoscono e si avviano collaborazioni che possono diffondersi a livello mondiale.

Zoom >>> HOW TO (NOT) EXPRESS YOURSELF(IE) E' IL TITOLO DELL'OPERA CHE HAI PRESENTANTO AD ad ARTEFATTO #IT'SME; COSA VOLEVI RACCONTARE CON QUESTO LAVORO?

Maruša >>> Le cose che scegliamo di diffondere attraverso il web raccontano qualcosa di noi, delle nostre caratteristiche. Tutto ciò che mettiamo in rete si rivela essere una rappresentazione di noi stessi.

Zoom >>> PENSI CHE IL TEMA DELLA MOSTRA ALLESTITA DA TRART TI RAPPRESENTI ADEGUATAMENTE?

Maruša >>> Sì, credo di sì. La mostra mi da un'ampia possibilità di espressione che si sposa perfettamente con la tecnica che più prediligo, il collage, dove utilizzo tutti i materiali possibili.


PROMEMORIA AUSCHWITZ...NON DIMENTICHIAMO!


Tra le occasioni formative che caratterizzano "Promemoria Auschwitz", il Comune di Trieste ripropone "Fotografare la Memoria", curato dai Poli di Aggregazione Giovanile e dall'associazione culturale dotART.
Agli studenti che prenderanno parte al progetto e parteciperanno al viaggio vengono proposti due workshop, uno introduttivo a cura di Giancarlo Torresani e uno pratico a cura di Stefano Fiori. In questo particolare contesto, la fotografia è vista non solo come mezzo per documentare un'esperienza, ma come atto di riflessione che trasforma lo scatto in racconto. Uno speciale pass consentirà agli studenti che prenderanno parte ai due workshop preparatori di fotografare all'interno dei campi di sterminio e al rientro le immagini verranno selezionate con l'obiettivo di realizzare dei pannelli che, accompagnati da un commento, verranno esposti in sedi significative.

Gallery associata:

VOLANTINO ZOOM 16 foto ala.jpg one shot zoom 2016 ridotto

Informativa privacy

	
chiudi