Mostre e concorsi

CHROMOPOLIS _ STADIO & DINTORNI

Il 7 dicembre ci siamo recati presso lo Stadio Comunale Nereo Rocco di Trieste per intervistare gli artisti coinvolti nel progetto Chromopolis. Noi siamo un gruppo di studenti del Liceo Scientifico Galilei e stiamo svolgendo un percorso di "alternanza scuola-lavoro" con il Progetto Area Giovani. Chromopolis è un progetto molto articolato e per conoscere tutti i dettagli vi invitiamo a visitare questo sito che sarà uno dei nostri compiti aggiornare. Questa che trovate qui sotto è il risultato della nostra prima "uscita". La "mission" era intervistare i due artisti greci dell'associazione UrbanAct e i due artisti pugliesi Cactus e Maria invitati a decorare alcuni muri perimetrali dello Stadio Rocco.

Seppure a ridosso del pranzo, con la fretta di finire dei muri di dimensioni davvero imponenti e con un cielo plumbeo che minacciava pioggia, gli artisti hanno raccontato il loro lavoro, le impressioni sulle nostra città e il loro rapporto con la streetart.

Ah...il gruppo degli ALTERNATI è formato da Nicolò Tosi, Veronica Ficiur, Federica Bonn, Simone Valente, Francesco Placer e Matteo Esposito. STAY TUNED e alla prossima!!!

ore 12.30 > 7/12/17 > TRIESTE > Via Flavia > CHROMOPOLIS > URBANACT > PUPET

INTERVISTA A PUPET /
ALTERNATI: Sei mai stato a Trieste o ne hai sentito parlare?

PUPET: No, non sono mai stato a Trieste
A:Cosa pensi di Trieste?

P: Non sono riuscito a vedere tanto, è bella ma inquinata; spero di riuscire a vedere qualcosa di più sabato
A: Perché hai scelto questo tema?

P: Mattia* ci ha dato alcuni spunti e suggerito di studiare le personalità e le opere di Joyce e Svevo. Volevamo rappresentare una Trieste diversa e anche se siamo allo stadio una Trieste che non riguardasse solo il calcio o i tifosi ma che fosse per la città di Trieste.

A: Da quando pratichi la streetart? Hai frequentato una scuola in particolare?

P: Da esattamente venti anni come Mattia*; mio padre era un pittore e sono stato affascinato fin da piccolo e ho infatti frequentato l’istituto d'arte.
A: Che tipo di musica ascolti mentre disegni?

P: Ascolto Beyoncé e artisti simili, principalmente pop ma solo per avere un sottofondo musicale. Non mi piace la musica metal perché è troppo scatenata; a casa ascolto anche Chopin. Se non ascolto musica mi concentro sull’ambiente. Il motivo principale è ricevere energia e non addormentarmi quando disegno di notte

ore 12.45 > 7/12/17 > TRIESTE > Via Flavia > CHROMOPOLIS > URBANACT > STELIOS

INTERVISTA A STELIOS

ALTERNATI: Sei mai stato a Trieste o ne hai sentito parlare?

STELIOS: E’ la prima volta, sono stato però in diverse città italiane: Milano, Venezia, Roma, Ancona e Ferrara.

A: Cosa pensi di Trieste?
S: Non sono riuscito a vedere molto ma è una bella città, come tutta l’Italia del resto.
A: Perché hai scelto questo tema?
S: Abbiamo scelto James Joyce perché realizzare una sorta di ricordo per la città. Mattia ci ha mostrato tante immagini delle persone trascinate dalla bora e abbiamo deciso di rappresentare la città mettendo insieme elementi storici e culturali.

A: Da quando pratichi la streetart? Hai frequentato una scuola in particolare?
S: Da quando avevo 16 anni, ho studiato presso una scuola d’arte ad Atene.
A: Che tipo di musica ascolti mentre disegni?
S: Ascolto svariati tipi di musica,non ho un genere che preferisco in particolare.Mi serve per isolarmi e concentrarmi su quello che sto facendo.


ore 13.15 7/12/17 > TRIESTE > Via Baiamonti > CHROMOPOLIS > CACTUS & MARIA

INTERVISTA A MARIA

ALTERNATI: Da quanto tempo è nel mondo dei graffiti?
MARIA: Da quando avevo 19 anni. Precedentemente avevo fatto l'accademia perciò quando ho incominciato con i graffiti già sapevo disegnare. Poi ha conosciuto Cactus che usava gli spray già da 3/4 anni e ho trovato molto affascinante questo nuovo metodo. Ciò che preferisco degli spray è che si può lavorare su grandi spazi in poco tempo, sono resistenti ma soprattutto sono a disposizione di tutti. Inoltre li trovo speciali perché permettono di relazionarsi con artisti e pubblico di svariate età e nazionalità.
A: Come ti fa sentire rappresentare Stefano Furlan?
M: Mattia*, il curatore del progetto, ci ha spiegato che era una situazione molto delicata parlandoci dell'amore della curva per il ricordo Stefano. Ci siamo informati sulla sua storia e adesso anche per noi è molto importante perché siamo sensibili a queste storie. Metterlo sul muro ha un significato sia per noi che per la curva. I tifosi mi hanno parlato di Stefano e mi hanno aiutata, si sono dimostrati adorabili e protettivi. Mi ha molto colpito che me ne parlavano anche bambini e persone con accento straniero, ciò dimostra che è un ricordo ancora vivo che tiene unite tante persone. La gente mentre lavoriamo viene continuamente a parlarci di lui, nonostante siano passati 33 anni dalla sua morte i tifosi sono ancora molto coinvolti nel suo ricordo.
A: Vi capita spesso di trattare soggetti di questo tipo?
M: A livello umano difficilmente accettiamo di fare ritratti di ragazzi così giovani, con una storia così cruenta alle spalle, perché ci fa male avere tra le mani per tante ore il loro volto. Ma questa volta trattandosi di una situazione particolare e ci tenevamo a farla.
A: La “street-art” è il vostro lavoro?
M:È a tutti gli effetti il nostro mestiere perché lavoriamo su commissione. Lavoriamo da 19 anni insieme e inoltre gestiamo anche una fattoria a Basagliano.

NOTA COLORI: Maria usa colori forti per fare i chiaro scuri del volto,utilizzando la bomboletta spray da varie distanze.Inoltre, per fare i dettagli sfuma i colori con le dita.Il risultato è particolarmente luminoso e dona al volto un'intensità coinvolgente. Il suo realismo è perciò misto a una forma di impressionismo, che da l'idea di essere davanti a un dipinto illuminato.

INTERVISTA A CACTUS

ALTERNATI: Da quanto disegni?
CACTUS: 23 anni
A:Hai frequentato qualche scuola particolare che ti ha aiutato nel tuo percorso?
C:Io e i miei amici abbiamo avuto dei trascorsi scolastici particolari, io ed un altro veniamo dal liceo scientifico, gli altri dal geometra. Negli anni ‘80 è esploso il fenomeno dei graffiti da noi è arrivato nei primi anni ‘90 così abbiamo deciso di buttarci dentro, ovviamente la scuola d’arte è stata un buon campo di prova, ci ha dato la possibilità di sperimentare e provare in un ambiente protetto.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrare altre persone che lo fanno con lo stesso spirito ma con idee e visioni diverse. Ti confronti con la generazione precedente, la tua e quella successiva. Le scuole d’arte sono formidabili luoghi di aggregazione artistica ma soprattutto sono una buona base sociale. Gli studenti tra i 13 e 18 anni attraversano una fase fondamentale per la loro “forma mentis”, per tracciare le linee guida del proprio futuro. I graffiti mi hanno salvato: in ognuno di noi c’è un potenziale distruttivo e uno creativo, sta a noi scegliere come sfruttarlo. Probabilmente se io non avessi fatto i graffiti sarei finito sotto un ponte. Poi mi sono incrociato lungo il cammino con Maria ed altre persone: alcuni sono rimasti, altri hanno cambiato strada.
Ridendo e scherzando sono passati vent’anni ed una cosa che era cominciata come un gioco adesso è un lavoro a tutti gli effetti. Tutti ci speravamo ma nessuno ci credeva, ma con tanto lavoro e disciplina è diventata una cosa seria e adesso siamo qua; se me l'avessero detto 30 anni fa non ci avrei creduto. Al giorno d’oggi è una cosa normale, mentre una volta non era così; era una passione ai limiti della legge. I “writer” di una volta sono partiti senza avere le agevolazioni che abbiamo avuto noi, loro dovevano andare a cercare delle strutture abbandonate in periferia per esercitarsi ed era una cosa che non andava fatta esattamente alla luce del sole, non c’era l’appoggio delle persone locali. Anche a noi una volta venivamo inseguiti poi spiegando loro cosa stavamo facendo, siamo diventati una famiglia, adesso ci portano da mangiare e da bere nelle giornate calde.
Ormai non siamo più una preoccupazione per loro, diciamo che ci sono altre situazioni più problematiche che destano più attenzione. Oggi siamo fortunati il comune ci mette a disposizione le transenne e i nastri che trasmettono un aurea di legalità. La gente apprezza gli interventi artistici che facciamo nel quartiere, rappresentiamo visivamente l’identità di esso, i graffiti sono andati avanti grazie al supporto delle persone.
A:Perché hai scelto le bombolette?
C: Usiamo gli spray per tradizione, ma usiamo anche pennelli e rulli, tutto ciò che può facilitare e velocizzare il lavoro va bene, non siamo puristi, quel che conta è il risultato finale del lavoro non la tecnica utilizzata.
Un altro fattore importante è la durabilità, gli spray infatti durano molto di più degli acrilici che invece tendono a rovinarsi facilmente.
A:Questa passione com’è nata?
C:Io disegno da quando ho memoria. Ho cominciato con i graffiti perché in quel periodo (‘94-‘95) c’è stata una grande diffusione della “street-art” in Italia.
A:Perché Cactus?
C:Per via della capigliatura, che come puoi notare è “spinosa” (risata).

Gallery associata:

MARIA2

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