Mostre e concorsi

ARTEFATTO coming soon

Ci stiamo preparando per accogliere i 4 artisti che sono stati selezionati per la doppia residenza artistica attraverso il bando di ARTEFATTO_SeetheSea.
In attesa dell'arrivo in città di r_a_c_h_i_t_i_c_o, KIKI SKIPI, NOEYES e Tea Jurišicentriamo nello spirito con l'intervista diffusa dalla BJCEM al direttore artistico Mattia Campo Dall’Orto presidente dell'associazione Macross che collabora al progetto CHROMOPOLIS e che vi presentiamo con questa breve intervista.

Cosa significa, per la tua esperienza nel campo della creatività urbana, coordinare un progetto complesso come Chromopolis e quali sono le priorità che ti sei proposto di raggiungere attraverso il lavoro di mediazione tra la città, le istituzioni e i giovani?
Si tratta di un progetto impegnativo per due ragioni: per il contesto cittadino di riferimento e per le metodologie promosse.
Trieste, con Artefatto, è stata un polo di attrazione di giovani artisti per oltre un decennio, tuttavia vive un rapporto conflittuale con le forme di espressione negli spazi pubblici, soprattuto con la subcultura del Graffiti/Writing. Chromopolis offre finalmente una risposta forte e sistematica per sensibilizzare i cittadini verso i nuovi linguaggi urbani.
Personalmente, le metodologie impiegate sono l’argomento di maggior interesse e la sfida che mi sono posto, trovando un supporto senza precedenti nello staff del Comune. Le tecniche di compartecipazione applicate all’arte, e in particolare alla Creatività Urbana, sono un tema spesso sottovalutato se non ignorato. Eppure il dialogo che si può instaurare tra comunità, artista e istituzioni può portare alla creazione di opere originali e sentite, che non si concludono con la mera riqualificazione degli spazi.
Sappiamo che al bando Artefatto_SeetheSea hanno risposto 51 candidati. Lo consideri un buon risultato? Che cosa ha valutato la Commissione per individuare i 4 artisti a cui assegnare la residenza?
Non mi aspettavo una risposta così consistente e varia, che spazia dal muralismo alle installazioni negli spazi pubblici. Quello che mi sorprende piacevolmente è che dei 4 artisti selezionati la componente femminile sia in maggioranza, ribaltando gli stereotipi dell’arte urbana che vedono la presenza maschile sempre preponderante.
La Commissione non ha avuto un compito facile: stile, tecnica, esperienza di lavoro in spazi urbani, originalità, capacità di lavorare in team ecc… sono stati tutti valori importanti. Tuttavia, si è dato molto peso alle motivazioni che hanno spinto alla candidatura e lo spirito di apertura verso le comunità locali.
Che tipo di residenza avete programmato e organizzato? Nella tua lunga esperienza di “residente” trovi che questa di Trieste abbia qualche peculiarità?
La residenza è in realtà una doppia residenza in cui gli artisti “scoprono” Trieste e, a distanza di due mesi, vi ritornano per un’opera collettiva “community specific”. In una dimensione artistica che spesso lavora con tempistiche molto strette, questo è un aspetto interessante, perché offre agli artisti l’opportunità di raccogliere informazioni e rielaborarle con calma.
Qual è il tuo prossimo progetto oltre alla direzione di Chromopolis?
Mi sto dedicando molto alla formazione, soprattutto a quella di adolescenti, creativi e neofiti, ma anche alla mia crescita personale e professionale. Come artista vedo la formazione e la creazione di nuove opere come attività che si integrano e rappresentano occasioni di scambio. Sono percorsi connessi con le modalità partecipative in cui credo perché richiedono forte sensibilità, spirito di osservazione e voglia di cambiare.

Gallery associata:

ritratto mcdo

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